Storia

LA STORIA DELL’A.S. RIVARA 

La storia  dell’ A.S.  Rivara è simile a tante società calcistiche  dilettantistiche della zona, specialmente a  quelle dei centri più piccoli.

Era l’estate del 1975 e un gruppo di amici che  da sempre giocavano nel campetto dell’oratorio parrocchiale,desiderano iscriversi ad un regolare campionato F.I.G.C. con l’allora Comitato Locale di Finale Emilia  per dare continuità e regolarità alla loro passione.

Fu così fondata la A.S. Rivara  con i colori sociali biancorosso.

Prima fila da sinistra: Diegoli (Dir.), Bocchi, Bergamini, Calzolari Giorgio, Melloni, Terrieri Armando., Vincenzi, Terrieri Alberto, Franciosi Pompilio (Dir.) Seconda Fila Finatti, Zapparoli, Calzolari Carlo, Veronesi, Calanca (ALL)

La partita di esordio di quel primo campionato 1975-76 fu  a Pieve di Cento contro la locale Vigor e il risultato fu inappellabile vale a dire sconfitta per 5-0.

Seguirono altrettante sconfitte nelle successive quattro partite,ma alla sesta  di campionato  arrivò la prima vittoria.

Quella prima stagione risultò ugualmente positiva perché , al termine della stessa, arrivammo a metà classifica.

Da notare che le partite casalinghe il Rivara le giocava a Sorbara di Bomporto,primo campo disponibile ad accoglierci  nella zona e ben oltre diremmo.

Ma la passione era tanta fino ad annullare tutti i sacrifici.

Seguirono altri quattro campionati sempre in terza categoria ,con alterne fortune e anche qualche onorevole  piazzamento,e la squadra continuò ad emigrare per le partite in casa ,anche se in campi più vicini vale a dire Camposanto,Massa F. e S.Felice ,ma in quest’ultimo, si giocava nella arena dell’antistadio,dove un filo d’erba era un optional che  potevi solo sognare.

La squadra e la Società  composta  come dirigenti da giovani volonterosi,mostrò subito dei limiti,basti ricordare che  nei primi due campionati  la squadra non aveva allenatore,perché il gruppo si autogestiva,con tacite regole che lasciamo immaginare,valeva infatti  la legge del  più autorevole  e guarda caso questi erano esattamente undici elementi.

Nei campionati successivi la squadra accettò poi  a fatica, la figura esterna  di un allenatore non giocatore,perché  comportava delle regole,più disciplina , scelte a volte, non sempre favorevoli ai singoli, ma dettate dalle esigenze di gruppo.

Per questo al termine della stagione 79-80 la cosiddetta prima squadra ebbe una crisi di identità, dove prevalevano tra i giocatori   egoismi e protagonismi a tale punto da non essere più  in grado  di iscriversi per il campionato successivo.

Fortunatamente qualcuno tra i dirigenti guardava al calcio anche come servizio sociale  e aggregazione per tanti piccoli bambini del paese e già dalla stagione 1977-78 venne allestita la prima formazione di esordienti e una attività giovanile che  proseguì con continuità per circa 15  anni e poi  a stagioni alterne, fino alla fine degli anni 90.

Tante furono le formazioni giovanili allestite nelle diverse stagioni : pulcini,esordienti,giovanissimi e allievi,non sempre contemporaneamente, perché la piccola Rivara non poteva alimentare come giocatori, ben quattro rose di giovani calciatori ,fatto salvo per la stagione 1986-87.

Anche qui gli inizi non furono facili,all’ingresso del campo sportivo , che a Rivara  non esisteva,non c’era certamente in bella mostra  la targa Scuola Calcio, infatti il campo di allenamento era il solito campetto parrocchiale,con  docce a casa propria per mancanza di spogliatoi e da nomadi si giocavano le partite casalinghe.

Molti  bambini venivano a giocare e partecipavano per spirito di emulazione con i compagni di scuola e di giochi più portati e per il desiderio di stare assieme.

Basti dire che in quella squadra che suscitò all’inizio, anche illazioni e scherno da parte di qualche Società limitrofa per la scarsa consistenza e  pochezza dei risultati,c’erano piccoli aspiranti  calciatori che , mostrarono da subito anche ad un  profano , di non avere nulla a che fare con il gioco del calcio ,ma avevano la fortuna che qualcuno li faceva ugualmente giocare , divertire e  stare assieme.

Tante le situazioni buffe cammino facendo :qualcuno partendo dalla panchina a partita in corso,una volta in campo calciava in senso contrario,in pratica in direzione della nostra porta e l’allenatore doveva sbracciarsi a lungo  per fargli invertire la direzione del calcio.

Si calcio,nel senso più limitativo , perché pure provenendo da una gamba, parlare di passaggio o tiro sarebbe stato per qualcuno  pretendere  troppo.

Poi c’era il piccolo  che nei calzoncini bianchi  della divisa,si era fatto cucire sul retro una piccola tasca dalla mamma  dove teneva ben piegato  un  fazzoletto , che puntualmente  estraeva nel bel mezzo della  partita , per tergersi il sudore,con relativa sosta e  sospirata pausa di rifiato  a centrocampo.

Sempre dal retrotaschino  ,qualcun altro che aveva ravvisato la comodità della bisaccia , in fase di gioco estraeva , tra lo stupore generale , un piccolo involto di stagnola  per la irrinunciabile merendina a base di “ciccioli” confezionati dalla premurosa mamma , che temeva un calo  proteico  del  figlio,  già  di per sé  rotondetto.

Eppure quei piccoli crebbero pian piano, con gli anni, fino a farsi rispettare e qualche formazione anche blasonata della zona venne prima inchiodata al pareggio e infine sconfitta in un crescendo di prestazioni che all’inizio ,viste le premesse erano inimmaginabili.

L’apice di questa attività  e crescita si ebbe nella stagione 1989-90 campionato giovanissimi dove il Rivara vinse il proprio girone , solo dopo avere vinto lo spareggio con il S.Felice e andò alla finalissima, , con la vincente dell’altro girone il Finale F.C. perdendo di misura e le altre concorrenti, perse per strada si badi bene,  si chiamavano Mirandolese,Centese ecc…

Una impresa insomma.

Dimenticavamo che finalmente il Rivara aveva trovato casa, in quanto nel mese di settembre 1987 venne inaugurato il locale impianto sportivo con oltre 2.500 ore  di lavoro da parte del volontariato  che coinvolse circa 60 compaesani, assunti direttamente al bar , alternativamente  nei fine settimana e periodi di ferie , per circa tre anni dal 1983 al 1986 ,a cui verrà  aggiunta  , una decina di anni dopo ,sempre con la forza del volontariato la tribunetta in cemento  nel lato spettatori.

Il campo sportivo venne dedicato a Carlo Antonio Barbieri deceduto prematuramente a causa di incidente stradale  nel settembre del 1982, che fino a quel momento,  anche lui  si era prodigato tanto  per allenare ed accompagnare i  pulcini  assieme a Franco  Vincenzi che fù il primo a credere nei nostri piccoli e  a  seguirli  con tanta pazienza e passione.

Nel corso della inaugurazione della struttura , l’allora presidente Regionale della F.,I.G.C. durante il rituale discorso, auspicò che la società ripristinasse  la prima squadra, nella logica che ogni campanile,inteso come paese,doveva  avere la propria  squadra.

L’augurio e invito   fu preso in considerazione a partire dal campionato 1990-91 quando il Rivara si riscrisse al campionato di 3 categoria. sempre con  il Comitato di Finale Emilia.

L’allenatore era Franco Vincenzi , anni erano passati , e alcuni di quei bambini cresciuti a Rivara  giocando a calcio, erano già  pronti  per il loro debutto in prima squadra.

Al termine del campionato 1993-1994 la squadra con il terzo posto in classifica guadagnò  la promozione in seconda categoria,fatto  inimmaginabile  all’inizio.

La stagione 1994-1995 disputata  in seconda categoria vide  la nostra squadra partire bene,poi una posizione di classifica sempre a rischio,fintanto di arrivare alla fine allo spareggio con la Real Giliberti di Carpi per evitare la terz’ultima posizione che significava retrocessione.

La sconfitta per 1-0 ci costò il ritorno in terza  categoria  ma solo per poche stagioni, infatti al termine del campionato 1997/1998 il secondo posto,dietro la capolista Ravarino ci diede diritto di nuovo  alla promozione in seconda categoria,che riuscimmo poi  a tenere per sole due stagioni.

Il Rivara si salvò infatti  nella prima 1998-1999 ma nella stagione successiva finiti terz’ultimi si ritornò in terza categoria.

E’ doveroso ricordare che il mister delle due uniche promozioni del Rivara fu Franco Vincenzi ,a cui spetta un posto di diritto nella nostra storia,come calciatore,allenatore di tante squadre per piccoli e della prima squadra   fino a fine anni 90.

Dalla stagione quindi 2000-2001 siamo ancora lì con tanti campionati altalenanti,e con  promozioni  solamente sognate o  sfiorate,perché  ogni volta che si stava per concretizzare il “salto” la squadra cadeva sempre sul più bello.

Tanti giocatori e allenatori sono poi  passati,,ma lo spirito della Società e squadra è rimasto lo stesso.

Sano e vero dilettantismo,voglia di giocare, accrescimento dei giovani, giuste e moderate  ambizioni per tenere legato il gruppo, e scelta dei tesserati  dettata  partendo dall’apprezzamento   in primis delle qualità umane ,poi  di quelle  calcistiche.

In questi 37 anni di vita dell’A.S.Rivara,si sono viste scomparire piccole  Società calcistiche  limitrofe, più  anziane  della  nostra, nel contempo altre nascere  e poi pure loro sparire,Società blasonate ,che prima  erano delle Reginette e che ora sono cenerentole.

Se siamo ancora attivi nel nostro piccolo, da 37 anni consecutivi,qualche motivo ci dovrà pur essere.